mercoledì 19 agosto 2009
mercoledì 30 aprile 2008
Aforismi
I soldi sono come il sesso, sembrano molto più importanti quando non c'è nè...Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle.
Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore.
L'amore è una nebbia che scompare all'apparire della realtà.
Il codardo prevede il futuro, il coraggioso non ha alcuna immaginazione.
L'uomo è la fogna dell'Universo.
La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione più sensata.
Parlare di morte è come parlare di denaro. Noi non sappiamo nè il prezzo nè il valore.
La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ne impiega troppo.
L'uomo è vittima di un'ambiente che non tiene conto della sua anima.
Preferiresti essere ricco o essere un'artista?
Ricco, perchè l'artista, a quanto pare, va sempre a battere alla porta del ricco.
giovedì 10 aprile 2008
Chinaski al cinema
Charles Bukowski è uno scrittore talmente visionario che la tentazione di trasportare i suoi racconti al cinema diventa troppo forte.
E infatti questa tentazione l'hanno avuta in molti, con più o meno successo.
Se comunque leggendo i suoi libri sembra di vedere un film (soprattutto per i dialoghi), vedendo uno dei tanti film su Bukowski si rimpiangono invece i suoi libri.
Il regista Marco Ferreri nel 1981 porta al cinema il suo film "Storie di Ordinaria follia" con un Chinaski, l'alter ego di Bukowski, interpretato da Ben Gazzara, film ispirato principalmente a quattro racconti di questa raccolta, soprattutto le storie di "La più bella donna della città" e "Violenza carnale".
Nonostante la critica il film ha vinto un nastro d'argento per la migliore regia.
Nel 1987 esce nelle sale Barfly, con un Mickey Rourke nei panni di Chinaski e una sceneggiatura scritta dallo stesso Bukowski.
Nel libro "Hollywood, Hollywood!" Bukowski scrive di come ha vissuto i suoi primi anni di notorietà e di come ha scritto questa sceneggiatura, tra l'odio verso le luci della ribalta e i continui intervistatori.
In questo caso il libro è decisamente meglio del film che narra invece solo di un ubriacone che cerca di fare a botte con il proprietario arrogante del bar.
Il film più recente è Factotum, del 2005, con un Matt Dillon/Chinaski che vaga da un posto di lavoro ad un altro tra donne, alcol e corse di cavalli. Qui Matt Dillon è quello che più assomiglia, almeno fisicamente, a Bukowski e, anche se il film è comunque un buon film, lascia il rammarico che forse si poteva fare qualcosa di più.
Così l'attore afferma in una intervista :
"Per rendere meglio il personaggio mi sono state suggerite trasformazioni, ricorrendo al make up. Ma non ho voluto. Come non ho voluto caratterizzarlo con un abbigliamento troppo trasandato. Bukowski è come il vino, invecchiando diventa più buono. Da ragazzo era il mio autore preferito. Ho letto i suoi romanzi da "Crazy love" a "Storie di ordinaria follia". Dunque mi stupisce il fatto che i giovani americani non conoscano nemmeno il suo nome."
E infatti questa tentazione l'hanno avuta in molti, con più o meno successo.
Se comunque leggendo i suoi libri sembra di vedere un film (soprattutto per i dialoghi), vedendo uno dei tanti film su Bukowski si rimpiangono invece i suoi libri.
Il regista Marco Ferreri nel 1981 porta al cinema il suo film "Storie di Ordinaria follia" con un Chinaski, l'alter ego di Bukowski, interpretato da Ben Gazzara, film ispirato principalmente a quattro racconti di questa raccolta, soprattutto le storie di "La più bella donna della città" e "Violenza carnale".
Nonostante la critica il film ha vinto un nastro d'argento per la migliore regia.
Nel 1987 esce nelle sale Barfly, con un Mickey Rourke nei panni di Chinaski e una sceneggiatura scritta dallo stesso Bukowski.
Nel libro "Hollywood, Hollywood!" Bukowski scrive di come ha vissuto i suoi primi anni di notorietà e di come ha scritto questa sceneggiatura, tra l'odio verso le luci della ribalta e i continui intervistatori.
In questo caso il libro è decisamente meglio del film che narra invece solo di un ubriacone che cerca di fare a botte con il proprietario arrogante del bar.
Il film più recente è Factotum, del 2005, con un Matt Dillon/Chinaski che vaga da un posto di lavoro ad un altro tra donne, alcol e corse di cavalli. Qui Matt Dillon è quello che più assomiglia, almeno fisicamente, a Bukowski e, anche se il film è comunque un buon film, lascia il rammarico che forse si poteva fare qualcosa di più.
Così l'attore afferma in una intervista :
"Per rendere meglio il personaggio mi sono state suggerite trasformazioni, ricorrendo al make up. Ma non ho voluto. Come non ho voluto caratterizzarlo con un abbigliamento troppo trasandato. Bukowski è come il vino, invecchiando diventa più buono. Da ragazzo era il mio autore preferito. Ho letto i suoi romanzi da "Crazy love" a "Storie di ordinaria follia". Dunque mi stupisce il fatto che i giovani americani non conoscano nemmeno il suo nome."
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mercoledì 9 aprile 2008
L'autenticità del successo
In Italia Bukowski conosce il successo nel 1978, sulla scia dei trionfi letterari francesi e tedeschi e, in questi anni, in America è ancora un perfetto sconosciuto.Penso che il suo insuccesso negli Stati Uniti sia dovuto principalmente alla sua autenticità.
E' lui che distrugge ogni forma di patriottismo molto forte in America, è lui che vivendo in quella stessa società può raccontare la truffa del sogno americano. Probabilmente gli americani non gli perdonano di essere americano, così come non perdonano che gli europei apprezzino uno scrittore che distrugge la società americana.
Come nel libro "Post Office" racconta dei suoi anni di alienazione presso l'ufficio postale descrivendo una società in cui il posto di lavoro non è mai sicuro, in cui si può lavorare per dodici anni presso la stessa azienda senza mai essere assunti dalla stessa, cosa che va ancora di moda oggi.
Così scrive in "Post Office" :
"Quegli undici anni mi passarono nel cervello in un lampo. Avevo visto uomini distrutti da quel lavoro. Si erano liquefatti. C’era stato Jimmy Potts della Dorsey Station. Quando ero arrivato io, Jimmy era un tipo robusto in maglietta bianca. Ora era finito. Abbassava lo sgabello più che poteva e si teneva con i piedi per non cadere. Era troppo stanco per farsi tagliare i capelli e portava lo stesso paio di pantaloni da 3 anni. Cambiava la camicia due volte alla settimana e camminava molto piano. Ancora 7 prima della pensione.
“Non ce la farò mai”, mi aveva detto.
O si liquefacevano o diventavano grassi, enormi, mettevano su certi culi, e certe pance. Era lo sgabello, e sempre gli stessi movimenti e sempre le stesse chiacchiere."
In Europa invece esplode una sorta di Bukowski mania, soprattutto a dieci anni dopo la sua morte in Italia si porta Bukowski a teatro con l'attore Alessandro Haber, e si racconta la sua accoglienza e il suo viaggio in Europa nel libro autobiografico "Shakespeare non l'ha mai fatto", il titolo è probabilmente una sua allucinazione alcolica, dove si descrive anche lo scandalo avvenuto alla televisione francese quando fu allontanato o malamente scacciato come un qualunque ubriacone molesto.
Il vero successo di Bukowski sta nell'essere sempre stato Charles Bukowski e, successo o meno, ciò che più è importante è quello che ha scritto e quello che può significare.
Beniamino Placido così aveva scritto su "La Repubblica" riguardo al libro "Storie di ordinaria follia":
Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo, in questa scrittura molto ‘letteraria’, ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso.
domenica 6 aprile 2008
Quando Ligabue legge Bukowski
"Che te ne fai di un titolo?", poesia di Charles Bukowski
Non ce la fanno
i belli muoiono tra le fiamme:
sonniferi, veleno per i topi, corda,
qualunque cosa........
si strappano le braccia,
si buttano dalla finestra,
si cavano gli occhi dalle orbite,
respingono l'amore
respingono l'odio
respingono, respingono.
non ce la fanno
i belli non resistono,
sono le farfalle
sono le colombe
sono i passeri,
non ce la fanno.
una lunga fiammata
mentra i vecchi giocano a dama nel parco
una fiammata, una bella fiammata
mentre i vecchi giocano a dama nel parco
al sole
i belli si trovano nell'angolo di una stanza
accartocciati tra ragni e siringhe, nel silenzio,
e non sapremo mai perchè se ne sono andati,
erano tanto
belli.
non ce la fanno
i belli muoiono giovani
e lasciano i brutti alla loro brutta vita.
amabili e vivaci: vita e suicidio e morte
mentre i vecchi giocano a dama sotto il sole
nel parco.
sabato 5 aprile 2008
Ammirazione per Hemingway
Charles Bukowski non ha mai nascosto la sua ammirazione per Ernest Hemingway, scrittore statunitense, vincitore di un Premio Nobel, suicidatosi con uno sparo di fucile alla tempia dopo anni di forte depressione.
Questi due personaggi hanno in comune il loro talento nello scrivere, nell' aver sempre tante cose da far scivolare sulle pagine con uno stile essenziale e la conoscenza di Fernanda Pivano, amica personale di Hemingway e traduttrice di gran parte delle sue opere in Italia.
Nel libro intervista "Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle" lo scrittore Bukowski risponde così alle domande di Fernanda Pivano:
"Ma perchè da principio ti piaceva e poi non ti è più piaciuto?"
"Beh, è diventato lattiginoso, il suo modo di scrivere non era più diretto e forte, è diventato addomesticato."
"Vuoi dire gli ultimi libri?"
"Già, sono diventati lattiginosi, sono diventati grassi, non avevano più la pulizia di prima."
"E da principio ti piacevano perché erano taglienti?"
"Raffinati, taglienti, e poi diceva lo stesso le cose con quel modo di scrivere facile che mi influenza, ne sono sicuro. Inconsciamente cerco di fare lo stesso, dire le cose nel modo più semplice possibile e dire lo stesso quello che è necessario dire."
"Mi fa piacere che tu lo riconosca."
In molti libri del poeta dell'eccesso si possono trovare così dei piccoli quadri che riguardano Hemingway, come nel capitolo "Pazzia notturna per le strade" di "Storie di ordinaria follia":
[...]
"pronto Hem? sono Buk."
"oh, Buk, mi fa piacere di sentirti."
"pensavo di venire di là da te a bere un goccio."
"oh, volentieri, ragazzo, ma vedi, mio dio, insomma non sono in città per adesso, diciamo."
"ma perché l'hai fatto, Ernie?"
"hai letto quello che hanno scritto, no? dicono ch'ero fissato, che mi immaginavo le cose, dentro e fuori dal manicomio. dicono che mi figuravo che il telefono era sotto controllo, che la CIA mi pedinava, che mi spiavano. sai, non che facessi politica, ma ho sempre avuto rapporti con la sinistra. la guerra in Spagna e merdate del genere."
"sì, la maggior parte di voi letterati pendete a sinistra. sarà romantico, ma può trasformarsi in una trappola."
"lo so. ma sul serio, avevo un malditesta infernale, e sapevo di non essere più quello d'una volta. e quando hanno preso sul serio "Il vecchio e il mare", ho capito che il mondo era marcio."
"lo so. tornasti al tuo stile d'un tempo. ma adesso non era più vero.
"lo so, non era vero. poi son venuti il premio, gli incubi, e la vecchiaia. e dài a bere come un rimbambito, e a raccontare storie a chiunque capitasse. dovevo farmi saltare le cervella."
"okay Ernie, ci vediamo."
"sì, senz'altro, Buk, senz'altro."
Nel libro "Panino al prosciutto" scrive:
[...]
Hemingway ce la metteva tutta. Nella sua scrittura si sente la fatica. Erano blocchi massicci messi insieme. Anderson sapeva ridere mentre ti diceva qualcosa di serio. Hemingway non sapeva ridere. Uno che scrive alle sei del mattino non può avere alcun senso dell'umorismo. Vuole sconfiggere qualche cosa.
Questi due personaggi hanno in comune il loro talento nello scrivere, nell' aver sempre tante cose da far scivolare sulle pagine con uno stile essenziale e la conoscenza di Fernanda Pivano, amica personale di Hemingway e traduttrice di gran parte delle sue opere in Italia.
Nel libro intervista "Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle" lo scrittore Bukowski risponde così alle domande di Fernanda Pivano:
"Ma perchè da principio ti piaceva e poi non ti è più piaciuto?"
"Beh, è diventato lattiginoso, il suo modo di scrivere non era più diretto e forte, è diventato addomesticato."
"Vuoi dire gli ultimi libri?"
"Già, sono diventati lattiginosi, sono diventati grassi, non avevano più la pulizia di prima."
"E da principio ti piacevano perché erano taglienti?"
"Raffinati, taglienti, e poi diceva lo stesso le cose con quel modo di scrivere facile che mi influenza, ne sono sicuro. Inconsciamente cerco di fare lo stesso, dire le cose nel modo più semplice possibile e dire lo stesso quello che è necessario dire."
"Mi fa piacere che tu lo riconosca."
In molti libri del poeta dell'eccesso si possono trovare così dei piccoli quadri che riguardano Hemingway, come nel capitolo "Pazzia notturna per le strade" di "Storie di ordinaria follia":
[...]
"pronto Hem? sono Buk."
"oh, Buk, mi fa piacere di sentirti."
"pensavo di venire di là da te a bere un goccio."
"oh, volentieri, ragazzo, ma vedi, mio dio, insomma non sono in città per adesso, diciamo."
"ma perché l'hai fatto, Ernie?"
"hai letto quello che hanno scritto, no? dicono ch'ero fissato, che mi immaginavo le cose, dentro e fuori dal manicomio. dicono che mi figuravo che il telefono era sotto controllo, che la CIA mi pedinava, che mi spiavano. sai, non che facessi politica, ma ho sempre avuto rapporti con la sinistra. la guerra in Spagna e merdate del genere."
"sì, la maggior parte di voi letterati pendete a sinistra. sarà romantico, ma può trasformarsi in una trappola."
"lo so. ma sul serio, avevo un malditesta infernale, e sapevo di non essere più quello d'una volta. e quando hanno preso sul serio "Il vecchio e il mare", ho capito che il mondo era marcio."
"lo so. tornasti al tuo stile d'un tempo. ma adesso non era più vero.
"lo so, non era vero. poi son venuti il premio, gli incubi, e la vecchiaia. e dài a bere come un rimbambito, e a raccontare storie a chiunque capitasse. dovevo farmi saltare le cervella."
"okay Ernie, ci vediamo."
"sì, senz'altro, Buk, senz'altro."
Nel libro "Panino al prosciutto" scrive:
[...]
Hemingway ce la metteva tutta. Nella sua scrittura si sente la fatica. Erano blocchi massicci messi insieme. Anderson sapeva ridere mentre ti diceva qualcosa di serio. Hemingway non sapeva ridere. Uno che scrive alle sei del mattino non può avere alcun senso dell'umorismo. Vuole sconfiggere qualche cosa.
mercoledì 2 aprile 2008
Questione di stile
Ognuno di noi ha un proprio stile, un modo di mostrare la propria personalità, di descrivere certe cose, di cantare o di suonare qualsiasi strumento musicale, di vestirsi in un determinato modo che più ci appaga.
In base a stili diversi corrispondono persone diverse.
C'è chi si veste "firmato" e se lo può permettere e chi, pur permettendoselo, si veste trasandato, quasi incurante della propria immagine.
Queste sono scelte personali di stili di vita che spesso portano a giudicare subito una persona.
Così come spesso si sceglie di leggere un determinato libro perché ci piace lo stile con cui è stato scritto; come nel libro intitolato "Exercises de style" lo scrittore francese Raymond Queneau racconta per ben 99 volte la stessa storia ma con stili diversi.
Charles Bukowski ha scritto una poesia dal titolo "Style" dove, con il suo solito stile inconfondibile, cerca di dare una definizione di "stile":
lo stile è una risposta a tutto.
un nuovo modo di affrontare un giorno noioso o pericoloso
fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile.
fare una cosa pericolosa con stile è ciò che io chiamo arte.
Boxare può essere arte.
Amare può essere arte.
Aprire una scatola di sardine può essere arte.
Non molti hanno stile.
Non molti possono mantenere lo stile.
Ho visto cani con più stile degli uomini,
Sebbene non molti cani abbiano stile.
I gatti ne hanno in abbondanza.
Quando Hemingway si è fatto saltare le cervella con un fucile, quello era stile.
Alcune persone ti insegnano lo stile.
Giovanna d'Arco aveva stile.
Giovanni il Battista.
Gesù
Socrate.
Cesare.
García Lorca.
In cella ho conosciuto uomini con stile.
Ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori.
Lo stile è una differenza, un modo di fare, un modo di esser fatto.
Sei aironi tranquilli in uno specchio d'acqua, o tu, mentre esci dal bagno senza
vedermi.
In base a stili diversi corrispondono persone diverse.
C'è chi si veste "firmato" e se lo può permettere e chi, pur permettendoselo, si veste trasandato, quasi incurante della propria immagine.
Queste sono scelte personali di stili di vita che spesso portano a giudicare subito una persona.
Così come spesso si sceglie di leggere un determinato libro perché ci piace lo stile con cui è stato scritto; come nel libro intitolato "Exercises de style" lo scrittore francese Raymond Queneau racconta per ben 99 volte la stessa storia ma con stili diversi.
Charles Bukowski ha scritto una poesia dal titolo "Style" dove, con il suo solito stile inconfondibile, cerca di dare una definizione di "stile":
lo stile è una risposta a tutto.
un nuovo modo di affrontare un giorno noioso o pericoloso
fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile.
fare una cosa pericolosa con stile è ciò che io chiamo arte.
Boxare può essere arte.
Amare può essere arte.
Aprire una scatola di sardine può essere arte.
Non molti hanno stile.
Non molti possono mantenere lo stile.
Ho visto cani con più stile degli uomini,
Sebbene non molti cani abbiano stile.
I gatti ne hanno in abbondanza.
Quando Hemingway si è fatto saltare le cervella con un fucile, quello era stile.
Alcune persone ti insegnano lo stile.
Giovanna d'Arco aveva stile.
Giovanni il Battista.
Gesù
Socrate.
Cesare.
García Lorca.
In cella ho conosciuto uomini con stile.
Ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori.
Lo stile è una differenza, un modo di fare, un modo di esser fatto.
Sei aironi tranquilli in uno specchio d'acqua, o tu, mentre esci dal bagno senza
vedermi.
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